martedì 30 settembre 2008

(S)considerazioni

Ragazzi, secondo giorno di malattia... Mi sento come una macedonia... Praticamente a pezzi... Anche se doma mi rivedrete di nuovo in autobubus assieme a lorenz e agli altri... Vabbè cambiamo discorso. Ieri mi sono scaricato guardato Transformers... avete presente quei robottini che si trasformano in simpatiche macchinine che hanno fatto furore negli anni 80, e che se le davano di santissima ragione con gli acerrimi nemici (robottini pure loro)? Bene, scordatevelo. Ragazzi, vi presento ufficialmente il film con più effetti speciali che abbia mai visto, praticamente un film girato interamente dietro schermo verde. Mi piace definirlo "film giocattolo", dato il suo non-sense come soggetto, ma che riesce a ribaltare la situazione appena si vede al ralenty una delle 50 trasformazioni da auto a robot... Quello che si vede va ben oltre del "recente" star wars 3", altro film giocattolo infarcito di effetti speciali della medesima ditta: la "Industrial Light and Magic". Decisamente apprezzabile da pubblico che ne capisce qualcosa di effetti digitali, ma che deluderà pesantemente le persone che vogliono un filmetto come se ne vedono tanti...
Oro, parlando de altre robe... Ieri rumando tra i miei scaffali, mi salta in mano un almanacco (non capisco perchè si chiami così, coooomunque... un almanacco totalmente in dialetto, scritto tutto da un uomo di Galzignano, Dino Durante, al quale bisognerebbe levarsi il cappello... Questo libbriccino si chiama "El strologo" ed è una raccolta di barzellette, racconti, modi di dire totalmente in dialetto! Da rimanerci, leggere le storielle di quando dino era giovane... Sembra di sentire il Moretz che racconta delle nostre scorribande nel laghetto... sigh e strasigh... che bei tempi quelli... Ma ora basta co ste cassade, che no go proprio voja de metarme pianzere...
Passiamo ora alla terza recensione (oggi sono in vena di recensioni XD) E parliamo di un anime... Si pirla, hai letto bene, anime! Si pronuncia inglese, ANAIM per chi non capisce una t**a... Si tratta di Samurai Champloo, ovviamente jappo. Cartone di 26 episodi totali, ambientatato nel 1600 giapponese... E' la storia di due samurai completamente diversi tra loro che intaprendono un lungo viaggio verso Nagasaki per trovare il Samurai che profuma di girasoli... mah... A parte la storia, che lascia un po' a desiderare, lo stile grafico è qualcosa di mitico, un design pazzesco per questi "soli" 26 episodi, che finiscono troppo presto... bello comunque, da vedere... Lo potete trovare sul sito www.veoh.com, raccoglitore video come youtube, digitando la solita formuletta "samurai champloo 1 ita" e così via...
Ricambiando discorso, Lorenz, come diamine faccio ad inserire il lettore mp3 nella template? Grassie! E bona jornada a tuti!

lunedì 29 settembre 2008

Anche questa mi tocca vedere!

Ragazzi (ma soprattutto ragazze) benvenuti nel mio blog! Come potete vedere fa ancora un gran schifo dunque lorenz, ti prego, risparmia commenti impietosi e dimmi come c***o si fa a far rigare dritto un blog! Qui, "purtroppo", niente pop, hip-hop (che poi sembra di sentire il nome di uno snack... vi ricordate Happy Hippo?) o commercial... la mia vita, come questo blog, è come un lunghissimo ed emozionante assolo del buon vecchio Angus o del decrepito Jimi... I momenti con gli amici, con quelli degli issimi, con chi mi sta più a cuore... ragazzi... questo si che è rock! La "musica dell'anima" mi piace definirla...
Coooomunque... Adesso vi sto scrivendo dal divano, con un termometro sottobraccio... eh si, le profezie di mia mamma si sono avverate... "Vestete de più che te ciapi fredo e luni te sarè casa col coera indosso!" "Apriti cielo! Mamma, vedrai che non mi prendo niente, vedrai".... le ultime parole famose... dopo il mitico Sognandando, precisamente la mattina di domenica, a l'una in punto di notte, mollo uno di quegli starnuti che se ti dicono "salute" gli molli un poderoso lavadenti... Ben, dopo aver spuà, imprecà e ingambarà ( eh si! Sono pure inciampato sulla rampa del garage davanti casa) mi incammino soddisfatto verso camera mia, con la vana intenzione di dormire, dopo una lunga e stancante giornata di lavoro... Ma, in preda a convulsioni di freddo, mi sveglio alle 4 in punto di notte, e, ancora rincoglionito, penso "Vacca lea ho la febbre!". Ebbene, dovete sapere che il recente fatto mi ha portato adesso a credere in due Dei. Eh si. Ghe ga da essare do dei, e tuti do i pensa che sia chealtro a pensare par mi!

martedì 9 settembre 2008


Po è un giovane panda il cui padre (un volatile) gestisce un piccolo ristorante la cui specialità sono i noodles cucinati secondo una ricetta segreta. Po fa il cameriere ma intanto sogna di poter essere un eroe del kung fu. Finchè un giorno, in seguito a una predizione che lo vedrebbe come l'eletto Guerriero Dragon, viene associato alla scuola del Maestro Shifu. Ha così modo di incontrare i suoi idoli. Sono i Furious Five: Tigress, Crane, Mantis, Viper e Monkey i quali non sono particolarmente felici di vederlo nelle vicinanze. Le speranze di farne un vero guerriero si affievoliscono progressivamente e il giorno in cui Tai Lung, il vendicativo e fortissimo leopardo delle nevi, si libera dalla prigionia e parte alla ricerca di Shifu e del Guerriero le cose sembrano mettersi male. I Cinque sono pronti a sacrificarsi ma Po riserverà loro delle sorprese.
Sceneggiatori e registi della Dreamworks (godetevi sin dall'inizio la rilettura d'occasione del logo) sono riusciti a colpire al centro i due bersagli che si erano prefissati. Volevano infatti realizzare un film che non facesse della facile parodia sul kung fu ma che ne rispettasse l'ormai lunga storia cinematografica. La prima sequenza bidimensionale è testimonianza della riuscita non smentita nel resto della narrazione. Volevano però anche (e soprattutto) colpire cuore e mente degli spettatori più giovani. Lo hanno fatto riducendo nettamente tutti gli ammiccamenti e citazioni di opere precedenti (vedi Shrek) che finivano con il rivolgersi solo a un pubblico adulto.
In Po si può identificare qualsiasi bambino che si senta inadeguato al sogno che nutre dentro di sè. Il grosso e goffo Panda, costantemente desideroso di ingurgitare cibo, come potrà mai diventare un Maestro di kung fu?
Per tutta la prima parte del film le prove sembrano deporre a favore della necessità di desistere ma sarà proprio facendo leva sul suo punto debole (la costante ricerca di alimenti) che il Maestro Shifu (una nuova versione di Yoda) riuscirà a fargli superare le prime difficoltà. Ma tutto questo non sarà ancora sufficiente se prima non si sarà resa palese la formula segreta indispensabile per ogni vittoria: trovare la forza in…
Non vogliamo anticiparvi del tutto la soluzione ma vi garantiamo che, per una volta, la morale sarà esplicita e totalmente positiva. In periodi di bullismo strisciante (apparentemente destinato a fare notizia e a venire immediatamente imitato e 'perfezionato' da altre imprese analoghe) un film che parli di una forza onesta originata da imperfezioni che possono divenire occasione per far venire in superficie i pregi è più che mai utile.
Se il futuro è un mistero (oggi più che mai) il presente va considerato come un dono (come insegna la saggia Tartaruga). Da valorizzare in ognuno.

mercoledì 3 settembre 2008


Prolisso e geniale. È tornato Quentin. La lunga e snervante attesa è finalmente finita ed il “suo” quarto film (o meglio la prima parte del suo quarto film) scorre sullo schermo. Già dai titoli di testa, i fan si tranquillizzano: l’elenco dei personaggi in stile lista della spesa, il primo piano del volto tumefatto dell’attrice con uno sparo e relativa dissolvenza in nero ci dimostrano che “colui che era conosciuto come genio” (da molti), è tornato brillante come un tempo.
Kill Bill è stancante, una piacevole fatica per lo spettatore che dovrebbe rivedere alcuni momenti in slowmotion o più volte per apprezzarli appieno. La struttura stessa del film, a episodi con continui flashback tra passato e presente disorienta e stordisce. Tarantino inonda letteralmente ogni scena di forma e contenuti: occhiali da sole disposti in ordinate file sul cruscotto d una macchina, aerei di plastica che volano su scene di cartapesta, tute gialle indossate da Bruce Lee, alluci mobili, occhi cerulei e tanto, tantissimo sangue. Kill Bill è un Helzapoppin. Ed il gusto per la battuta spiazzante, per l’umorismo cinico e beffardo è rimasta la stessa.
Se Jackie Brown voleva essere un omaggio al Blaxploitation, Kill Bill è exploitation puro e semplice. Quentin si circonda di un team che sa il fatto suo e spende parecchio: il risultato si vede. Non un’inquadratura fuori posto, non un movimento di camera infelice. Kill Bill, formalmente si avvicina alla perfezione. Gli anni hanno permesso di affinare una già ottima tecnica.
La brillantezza di Tarantino è palesemente dimostrata anche dall’attenzione che il regista-spettatore mostra verso le tendenze cinematografiche che hanno dimostrato maggiore dinamismo negli ultimi anni, in primis l’animazione. Vero e proprio film nel film, i venti minuti firmati I.G. Production, che raccontano la tragica infanzia di una delle future vittime della bionda protagonista, nella fattispecie la strabica Lucy Liu, killer della Yakuza, rappresentano una rara gemma di intensità emotiva e spessore drammaturgico. Le sequenze animate della casa nipponica, oltre ad essere un felicissimo esempio di contaminazione metacinamatografica, dimostrano inequivocabilmente la maturità raggiunta da un mezzo espressivo, troppo spesso bistrattato dal cinema “tradizionale”.
Una grande differenza rispetto alle passate produzioni si nota nella gestione degli attori da parte del regista. Le precedenti opere erano quadri corali in cui era difficile trovare un personaggio smaccatamente preponderante rispetto agli altri (ed infatti clamore suscitò ai tempi la decisione dell’Academy di candidare all’Oscar come attore protagonista Travolta e non protagonista Samuel L. Jackson per Pulp fiction, visto che la presenza sullo schermo era pressoché identica per spessore e minutaggio), in Kill Bill la Thurman, splendida e affascinanante, è in ogni inquadratura, in ogni scena, occupa da sola l’intero schermo e storia. Tarantino ha fatto bene ad aspettarla (il film trova tra le numerose cause del ritardo accumulato, la inaspettata gravidanza dell’attrice all’inizio delle riprese): Kill Bill segna la sua migliore performance di sempre. In ogni caso la presenza di nomi storici del cinema di serie B (ma dove?) come Sonny Chiba e Gordon Liu, nobilità e da spessore e sostanza ad un cast invero un po’atipico e non perfettamente amalgamato (basta con Lucy Liu!!!)
Straordinaria la colonna sonora che spazia da brani dance anni 70 a motivi tradizionali giapponesi, per finire in morbide ballate blues: il giro del mondo in una ventina di pezzi che vanno a comporre un quadro fecondo come quello che accompagnò Pulp Fiction dieci anni fa. Impossibile descrivere appieno il carico di significati alti e bassi che Kill Bill lascia alla libera interpretazione dello spettatore. Se è facile notare un collegamento tra il coma da cui si risveglia la protagonista ed il sonno creativo di Tarantino (entrambi hanno la stessa durata… 4 anni), più sottili sono i riferimenti estetici e filosofi ad una violenza che, pur brutale, assume connotati parodistici e cartooneschi.
Purtroppo però, come e forse più di altri film del regista, Kill Bill soffre in maniera drammatica di un difetto di non poco conto. È troppo lungo, anzi, troppo tirato per le lunghe e la durata di certi segmenti del film, specie la battaglia che porta al primo regolamento di conti (che in questa prima parte del film è l’ultimo in ordine temporale) stanca attori e spettatori. Intendiamoci, le coreografie e l’impatto scenico dei duelli ridicolizzano per intensità ed ferocia le laccate evoluzioni di Matrix et similia ma dopo venti minuti, la misura è colma. Evidentemente in fase di totale autocompiacimento, Tarantino allunga, distorce, plagia situazioni che potrebbero e dovrebbero risolversi con maggiore velocità. Il difetto,evidente, non nuoce però alla valutazione globale del film che de facto è agli stessi, alti livelli di Pulp Fiction. In effetti un altro difetto ci sarebbe: il dover aspettare altri quattro mesi per vedere la fine delle avventure della vendicatrice più determinata della storia del cinema. Ma questa è un’altra storia…
(Quasi) capolavoro.